29 dic, 2008
Piano anti crisi per le PMI
Posted by: Luca Grillo In: Finanza| Leggi ed obblighi| Mercati italiani| Uno sguardo all'Italia
La strategia è quella di spingere sulla vera specificità dell’economia italiana, il sistema delle Piccole e medie imprese italiane. Così, mentre in Europa e negli Stati Uniti ragionano sui sostegni ai grandi colossi in crisi, in particolare alle major automobilistiche, il governo italiano i primi passi li ha mossi in direzione delle realtà imprenditoriali radicate sul territorio locale e in grado, da sempre, di aggredire i mercati esteri.
Ecco perché nel decreto anti-crisi approvato a fine novembre dal governo Berlusconi, tra i 36 articoli c’è spazio soprattutto per misure urgenti in favore delle Pmi. Più in generale il decreto vara interventi in favore della produttività, come l’aumento della soglia per la detassazione dei premi e del salario di produttività da 30 mila a 35 mila euro, raddoppia poi la parte di reddito sulla quale si applicano gli sconti, passando dagli attuali 3mila a quota 6mila e interviene sulla fiscalità con il taglio del 3% dell’acconto Ires di fine novembre, la deduzione del 10% dell’Irap ai fini Ires per la componente relativa al costo del lavoro, lo slittamento del pagamento dell’Iva dalla fatturazione all’incasso e lo sblocco dei rimborsi Iva ultradecennali.
Ossigeno immediato per le imprese, alla disperata caccia di liquidità e in attesa che anche le banche riallentino i cordoni della borsa, visto che nel decreto anti-crisi il Tesoro prevede una dote di 12 miliardi di euro di strumenti di patrimonializzazione degli istituti. Il fondo dovrebbe così arrivare a 600 milioni di euro e potrà essere incrementato attraverso contributi delle banche, delle Regioni e con l’intervento della Sace, la società pubblica di assicurazione delle imprese. Anche sul fronte dei crediti vantati dalle Pmi nei confronti della pubblica amministrazione il decreto prevede l’intervento della Sace, che può prestare garanzie. L’articolo 16 del decreto è invece dedicato alla riduzione dei costi amministrativi attraverso l’introduzione dei documenti informatici aventi validità legale. Ecco quindi che misure che dovrebbero essere di ordinaria amministrazione – come l’aumento delle risorse del fondo per provvedere all’estinzione dei crediti ultradecennali nei confronti del fisco e la velocizzazione dei pagamenti della pubblica amministrazione per i crediti maturati nei confronti dei ministeri – finiscono per diventare una manna dal cielo per gli imprenditori costretti a fare i conti tutti i giorni, oltre che con la recessione, anche con le terribili pastoie della macchina statale.
Fonte: www.riccardopedrizzi.it